Cuba: A trip back in time

Cuba può sembrare un’isola abbandonata. Il doloroso disfacimento delle sue città, le automobili americane degli anni ‘50 che scorrono sull’asfalto sconnesso, le coste orfane e un mezzo secolo di isolamento hanno provocato una crisi profonda e il suo contestuale decadimento. Tuttavia pochi luoghi al mondo si affollano di così tanta vita. In un paese ricco di contrasti, in cui il tempo scorre a modo suo, la vera risorsa è data dalle persone: altruiste, ingegnose, artiste nell’arrangiarsi, costrette a rispettare le regole del regime e sempre pronte a infrangerle.

Cuba è una realtà estremamente complessa, le opinioni che giungono sul suo conto sono spesso contrastanti. Da un lato vi sono i semplici turisti che, viaggiando in formule “all-inclusive”, non riescono ad entrare in contatto con la reale vita quotidiana. Vedono nel popolo cubano la povertà più assoluta. Le donne sono tutte “jineteras” (prostitute), mentre gli uomini impiegano il loro tempo a elemosinare denaro al turista di passaggio. Dall’altro lato ci sono persone con idee preconcette e mentalmente predisposte ad un viaggio fuori dagli schemi; esse ritengono i cubani un popolo dignitoso, dotato di un livello culturale molto alto, con eccellenti strutture sanitarie e scolastiche.

In questo mio girovagare mi sono spinto oltre, non basandomi su un’osservazione frettolosa e superficiale. Mi sono soffermato più attentamente sugli aspetti di vita della maggior parte dei cubani.

Ho cercato di cogliere e osservare i luoghi, i volti e i gesti della quotidianità che talvolta sfugge ai più distratti. Durante il mio viaggio ho soggiornato in “case particular” (l’equivalente dei B&B europei), ho privilegiato gli spostamenti in “taxi collettivi” per introdurmi il più possibile a contatto con la cultura locale, e ho attraversato  luoghi suggestivi: da Havana alla regione di Pinar del Rio (zona conosciuta per la produzione dei sigari cubani, famosi in tutto il mondo), proseguendo per la Baia dei Porci (divenuta famosa per l’invasione americana del 1961 nel tentativo di rovesciare il regime di Fidel Castro); Trinidad, una delle città coloniali meglio conservate al mondo; infine Santa Clara, luogo simbolo del Che e della rivoluzione cubana.

Alcuni pensano che i cubani sono felici anche se non posseggono nulla. La realtà è ben diversa; ciò che meglio rappresenta lo spirito di questa gente mi è stato riassunto un giorno da un simpatico tassista locale: “Noi cubani siamo come le foche: perennemente con l’acqua alla gola, sbattiamo le pinne per cercare di rimanere a galla il più possibile”. Per un Paese dalle grandi contraddizioni e difficoltà, l’unica risorsa continuerà a essere la sua gente.

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Cuba, Feb 2017 Canon EOS 60D- 28mm Reportage